Quadro fessurativo
Nelle fessurazioni l’indagine va eseguita nel ventre e nelle cuspidi per accertarvi, rispettivamente, l’ampiezza e la propagazione. In particolare si intende per ventre di una fessurazione la parte centrale della fessurazione stessa, ove più evidente è il distacco dei due cigli 
laterali, mentre per cuspide si intende la parte estrema, più rastremata della fessurazione. 
La progressione dell’ampiezza fessurativa, in corrispondenza del ventre, si accerta mediante apposite spie o biffe, costituite da traverse di malta o vetro sottile foggiate a doppia coda di rondine con la sezione minima in corrispondenza alla fessurazione. Esse vengono inserite direttamente nella muratura viva, priva cioè dell’intonaco di ricoprimento, trasversalmente alla fessurazione stessa. 
Al lato della spia si scrive il numero di riferimento e la data di apposizione della stessa. 
Le spie non devono essere realizzate con malta di cemento perché il ritiro del cemento durante la presa può determinarvi delle rotture indipendenti dai cedimenti. Il vetro, peraltro, potrebbe non rompersi per la sua migliore capacità di resistenza rispetto ad altre parti fatiscenti da controllare, pertanto se ne sconsiglia l'uso (un tempo, invece, molto frequente). Nelle pareti interne asciutte sono consigliabili le spie di gesso o di malta comune come l’intonaco, negli esterni è consigliabile la malta bastarda o idraulica. 
Anche i rami capillari delle fessurazioni forniscono preziosi elementi di giudizio del decorso del dissesto. A tal riguardo possono essere tracciati sottili tratti rettilinei, con penna indelebile, ortogonalmente alla fessurazione nei punti terminali della cuspide, con indicato il numero di riferimento e la data, per segnalare gli incrementi delle rotture. Inoltre si possono tracciare sottili tratti, analoghi ai precedenti, nel ventre della fessurazione. L’utilità dei segnali di ventre nel dissesto riguarda prevalentemente l’accertamento dei moti rotatori della muratura.